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Cosa succede se non riesco a pagare l’intero importo richiesto dall’Agenzia delle Entrate con un avviso di accertamento?

pubblicato 3 set 2014, 10:26 da Fabio Campanella   [ aggiornato in data 22 mar 2015, 07:17 ]
In via preliminare va chiarito che un contribuente che riceve un avviso di accertamento dall’Agenzia delle Entrate può, alternativamente:
   1) impugnarlo dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale competente entro 60 giorni dalla notifica;
   2) presentare all’Ufficio che ha emesso l’atto un’istanza di accertamento con adesione per tentare un accordo sulla somma da pagare;
   3) accettare totalmente la contestazione dell’Ufficio e versare le somme richieste in un'unica soluzione o a rate (cd. acquiescenza).

In tale ultimo caso, il contribuente può beneficiare di una significativa riduzione delle sanzioni fino ad 1/3 di quelle irrogate con l’atto [1], ma dovrà pagare per intero le imposte richieste.

Le somme dovute possono essere pagate in 8 rate trimestrali di pari importo oppure, se l’ammontare da pagare supera i 51.645,69 euro, in 12 rate trimestrali.

Va segnalato, però, che l’omesso pagamento anche di una sola delle rate successive alla prima, entro il termine di pagamento di quella successiva, comporta la perdita del beneficio della dilazione e l’iscrizione a ruolo delle residue somme dovute, con l’aggravio di un’ulteriore sanzione pari al 60% del residuo importo dovuto a titolo di tributo [2]. In sostanza, quindi, se si ritarda il pagamento di una rata per oltre 3 mesi, ci si vedrà richiedere immediatamente il pagamento del totale debito residuo originariamente rateizzato, aumentato di ulteriori sanzioni pari al 60% dell’imposta ancora dovuta.

In definitiva, perciò, se si decide di pagare quanto richiesto dall’Agenzia delle Entrate, ma non si ha la liquidità per far fronte all’intero debito, si rischia di vanificare l’intero vantaggio economico che tale opzione garantisce in termini di minori sanzioni irrogate.

A tal punto, quindi, potrebbe essere presa in considerazione la possibilità di proporre all’Agenzia delle Entrate un’istanza di accertamento con adesione poiché anche in questo caso, qualora si raggiunga un accordo con l’Ufficio, è prevista una riduzione delle sanzioni irrogate ad un terzo del minimo previsto dalla legge [3] (oltre ad un’eventuale riduzione delle imposte accordata dall’Ufficio); in alternativa o a seguito di mancato accordo in adesione, si può sempre contestare l’atto dinanzi al Giudice tributario entro 60 giorni (o 150 giorni nel caso di richiesta di accertamento con adesione) dalla notifica dello stesso.

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[1] Art. 15, comma 1, del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218.
[2] Art. 13, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471; art. 15, comma 2 e art. 8, comma 3-bis, del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218.
[3] Art. 2, comma 5, del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218.