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Confermata l’illegittimità degli atti firmati dai dirigenti decaduti

pubblicato 29 mag 2015, 12:30 da Fabio Campanella   [ aggiornato in data 29 mag 2015, 12:38 ]
La sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano n. 2184/13/15 del 19/5/2015 ha confermato che sono nulli gli atti firmati dai dirigenti dell’Agenzia delle Entrate decaduti a seguito della sentenza della Corte Costituzionale del 17/03/2015, n. 37.
La sentenza è motivata partendo dall’art. 42 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 in materia di accertamento delle imposte sui redditi (richiamato dall'art. 56 del D.P.R. 6 ottobre 1972, n. 633 per l'IVA) il quale prevede che <<gli accertamenti in rettifica e gli accertamenti d'ufficio sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell'ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato. … l'accertamento è nullo se l'avviso non reca la sottoscrizione …>>. 
Secondo i Giudici parrebbero non esserci dubbi sull’interpretazione della figura del “capo dell’ufficio” visto che il Regolamento di amministrazione dell'Agenzia delle Entrate, approvato con delibera del comitato direttivo n. 4 del 30 novembre 2000 e pubblicato in G.U. n. 36 del 13 febbraio 2001, all'art. 5, comma 6, prevede che: <<gli avvisi di accertamento sono emessi dalla direzione provinciale e sono sottoscritti dal rispettivo direttore o, su delega di questi, dal direttore dell’ufficio preposto all’attività accertatrice ovvero da altri dirigenti o funzionari, a seconda della rilevanza e complessità degli atti>>. La sentenza precisa, inoltre, che la delega di firma <<doveva essere concessa sempre da dirigenti legittimamente nominati a seguito di concorso, ma non ex-lege come, in realtà, è avvenuto>>. 
Permane qualche dubbio, invece, sulla definizione di "impiegato della carriera direttiva", trattandosi di una qualifica non più prevista dal nuovo ordinamento dell’Agenzia delle Entrate e non analizzata dalla sentenza in commento. A tal proposito, va chiarito, che l’Agenzia delle Entrate si è espressa con comunicato stampa del 22 aprile 2015 secondo cui <<attualmente alla carriera direttiva appartiene il personale di terza area funzionale non dirigente>>  e questa interpretazione è confermata dalla CTP di Potenza con sentenza 6 febbraio 2015 n. 122/02/15.
Dunque, secondo i Giudici milanesi, gli avvisi di accertamento devono essere firmati esclusivamente dai dirigenti dell’Agenzia delle Entrate nominati a seguito di pubblico concorso che ricoprano la carica di direttore provinciale o direttore dell’ufficio accertamento competente. Solo questi dirigenti, poi, hanno il potere di delegare la firma degli atti di accertamento a funzionari della carriera direttiva, come previsto dall’art. 42 del DPR n. 600/73.
Gli atti sono nulli se firmati senza rispettare questi principi e tale vizio può essere rilevato <<in qualunque stato e grado del processo anche d’ufficio>>.
La CTR di Milano, quindi, pare dare una nuova opportunità a tutti i contribuenti che in primo grado non abbiano eccepito questo vizio dell’atto, in quanto è stato ritenuto sollevabile per la prima volta anche in grado di appello.