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Sulle indagini finanziarie la prova contraria è a carico del contribuente

pubblicato 24 mar 2017, 05:04 da Fabio Campanella   [ aggiornato in data 20 set 2018, 06:55 ]
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 7259/2017 si è occupata nuovamente degli accertamenti fiscali dell'Agenzia delle Entrate fondati sull'analisi dei conti correnti del contribuente.
In particolare la Corte è tornata a ribadire che l'Agenzia delle Entrate gode di una presunzione di imponibilità in base alla quale gli elementi riscontrati negli estratti conto del contribuente possono essere utilizzati per le rettifiche ed accertamenti fiscali. Questa presunzione ha portata generale che si applica nei confronti di tutti i contribuenti italiani, a prescindere dal tipo di attività esercitata (dipendente, autonomo o d'impresa) o di reddito che percepiscono. 
Questa presunzione può essere vinta dal contribuente esclusivamente provando per fatti certi (e non presuntivi) che i movimenti registrati nei conti sono stati presi in considerazione al fine della dichiarazione del reddito prodotto o dimostrando che detti movimenti sono riferiti ad utilità non imponibili.
Questa prova, quindi, non può essere generica o vaga, ma deve essere sufficientemente circostanziata per dimostrare che quei movimenti non si riferiscono a redditi sottratti ad imposizione. 
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Fabio Campanella,
8 feb 2018, 06:41