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Brevi riflessione sugli accertamenti derivanti dai Panama Papers

pubblicato 29 apr 2016, 03:25 da Fabio Campanella   [ aggiornato in data 18 mag 2016, 09:03 ]
Come si è saputo nei giorni scorsi, l’Agenzia delle Entrate e la magistratura si apprestano ad avviare le procedure per entrare in possesso dei nominativi dei circa 800 italiani inclusi nei cd. “Panama Papers”, sospettati di aver detenuto degli investimenti esteri occultati nella Repubblica di Panama.
Va subito chiarito che i contribuenti italiani che hanno aderito alla procedura di volutary disclosure non hanno nulla da temere, in quanto la loro posizione con il fisco italiano è totalmente regolarizzata.
Per chi, invece, non si è avvalso della sanatoria potrebbe essere utile qualche chiarimento, sia in riferimento alla procedura amministrativa-tributaria che penale.
Va evidenziato che l’Agenzia delle Entrate è già decaduta dal potere di accertamento relativamente ai redditi sottratti ad imposizione in Italia e trasferiti all’estero prima del 2007 (nel caso di regolare presentazione della dichiarazione dei redditi). 
Un indirizzo giurisprudenziale, inoltre, sostiene che l’Amministrazione non può neppure accertare le predette violazioni poste in essere negli anni 2007 e 2008, come chiarito dalla sentenza CTP Milano n. 9234/8/15 del 16 novembre 2015.
Si precisa, tuttavia, che l’Agenzia delle Entrate non condivide questo orientamento e generalmente verifica anche questi due periodi d’imposta (2007 e 2008).
In tal caso il contribuente sarà costretto a ricorrere al Giudice tributario per chiedere l’annullamento degli atti ad essi riferiti.
Gli investimenti effettuati all’estero in periodi d’imposta ormai prescritti (prima del 2007 o del 2009, in base alle interpretazioni), quindi, continuano ad essere oggetto di imposizione in Italia esclusivamente per i rendimenti maturati negli anni ancora verificabili.
Il trasferimento all’estero di redditi sottratti all’imposizione italiana in periodi ancora accertabili, invece, potrebbe avere risvolti economici molto pesanti per quanti non hanno approfittato della procedura di regolarizzazione appena terminata.
Tali somme, infatti, se attribuite a persone fisiche sono tassate con le aliquote IRPEF ordinarie fino al 43% oltre alle addizionali comunali e regionali, sanzioni per dichiarazione infedele dal 180% al 360% dato che Panama è un Paese black list, interessi del 3,5% annui, sanzioni dal 6% al 30% per l’omessa compilazione del quadro RW e l’eventuale sanzione per l’esportazione clandestina di capitali.
I predetti comportamenti, inoltre, potrebbero configurare anche uno dei reati tributari dichiarativi previsti dal D.Lgs. n. 74/2000.
Detti reati si prescrivono in 6 anni se commessi prima del 17 settembre 2011 e in 8 anni se commessi dopo (art. 17, c. 1-bis, D.Lgs. n. 74/2000). Entrambi i termini sono aumentati rispettivamente a 7 anni e 6 mesi e 10 anni in caso di interruzione della prescrizione dovuta a notifica di un verbale di constatazione, atto di accertamento, rinvio a giudizio o una delle altre cause previste dall’art. 160 del c.p.
Va precisato, tuttavia, che ancorché i reati fiscali si siano prescritti, la magistratura può sempre contestare ai contribuenti il reato di autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.) che si configura a partire dal 2015 con il reimpiego o trasferimento di denaro ed altre utilità provenienti dalla commissione dei citati delitti.
In conclusione va precisato che i contribuenti che intendessero sanare le violazioni amministrative commesse, potranno usufruire degli istituti del ravvedimento operoso o dell’accertamento con adesione, con sconti sulle sanzioni differenti a seconda della procedura adottata.